L’anacronistico ritorno del (mio) blog

Onestamente, sembrava diventata parte di un passato remoto, sepolta in una scatola tra un iPod shuffle e un Motorola Razr, questa cosa dello scrivere in forma “estesa” un concetto – o, addirittura, piú concetti – in un testo piú lungo dello spazio concesso dalla didascalia di Instagram.
Sembra giurassico anche usare la subordinazione nella scrittura, a pensarci bene: ChatGPT l’ha resa un crimine. Ma a me Cicerone stava mezzo simpatico, e i numerosi gradi di subordinazione ora non solo non mi disturbano, anzi, suonano cosí tanto “anti AI”.

La stessa azione artigianale di riempire uno spazio con una serie di parole pensate, volute, levigate, sembra una fatica cosí desueta. E poi, chi ha ancora l’attention span per leggere lunghi sproloqui che non arrivano al punto alla terza – e ultima- parola del sottotitolo? Nemmeno io, appunto.

Una volta data la risposta logica a questi inutili interrogativi, la decisione meno intelligente sembra quella di comprare un dominio e dedicarlo alla condivisione di vomitate cerebrali che non trovano collocazione alcuna, che non mi stanno dentro e che non so come altro esternare, perché parlare spontaneamente davanti a uno schermo spesso mi fa sentire deficiente.

Per l’appunto, visto che le decisioni intelligenti sono, molto spesso, le meno divertenti, eccomi qui a martellare i tastini del mac nel mio nuovo, anacronistico, blog.

Per sussurrare parole a qualcuno (a nessuno) solo per il gusto di farlo, perché, (attenzione, parole forti) mi piace farlo?
E poi, in un’esplosione di glitter e altre fatate microplastiche, chi dice che il mio sogno di diventare una it girl in my thirties, la scrittrice dalla casa in collina, la showgirl in spettacoli di varietá per altre persone come me, l’autrice del nuovo “The office”, non passi per l’autostrada di WordPress… nel 2026?

La logica, diranno i miei piccoli lettori, ma, come ho detto, io e lei non siamo amiche. Noi millennial cresciuti a push-pop e recessione abbiamo guadagnato il diritto di credere in una selezione di woo-woo propinatici da Tiktok, e reclamo a gran voce questo diritto, di credere che ció che non sembra possibile, logico, razionale, possa accadere solo perché quello che sto facendo mi fa stare bene. E poi, in ogni caso, il muscolo della scrittura si atrofizza e si rattrappisce in fretta, e questa palestra, alla fine, costa poco e non richiede il certificato medico con la prova di sforzo (non lo supererei).

Ma poi, a proposito di razionalità, é una cosa normale che io debba impegnarmi anche a reclamare il diritto di avere sogni a 35 -quasi 36 anni – quando il mondo e la logica e le notizie sembrano suggerire che sia inutile e impossibile farlo?

Quindi, con lo stesso spirito che a gennaio mi fa fare la vision board e la lista di obiettivi irraggiungibili, mi prendo questo piccolo lusso di tornare agli sproloqui sregolati, alle subordinate spericolate, allo spaziare tra argomenti dei quali so poco o dei quali non so niente, senza chiudermi in format, niche, etichette, case, libri, auto e fogli di giornale.

Alziamo i nostri calici anni 90 trovati al mercatino dell’usato a 12 euro ad un nuovo, non richiesto, inizio, che a me sembra un grande passo per l’umanità, ma che probabilmente é solo un piccolo passo per me.
E va benissimo cosí!


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